Materia-autore | Author-Matter
«Vesper» No. 2
Primavera-estate | Spring-Summer 2020
Testi in italiano e inglese
Dipartimento di Culture del progetto
Università Iuav di Venezia
ISBN 9788822904782
2020, pp. 216
205x290 mm, brossura, illustrazioni a colore
€ 18,00
€ 17,10 (prezzo online -5%)
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Il libro

IT. L’etimo della parola autore rinvia, con il verbo augere, a un gesto creativo e di incremento. Autore è l’istanza che crea, che accresce l’esistente. Nel 1967 Roland Barthes ne sancisce la morte in un celebre testo per ribadire che la crisi è quella dell’autore come soggettività individuale e nome condensatore di prestigio, già minato dalle strategie desoggettivanti di automatismo, casualità e frammentazione delle avanguardie storiche, così come dal gesto macchinico e di riproducibilità delle seconde avanguardie.
A cinquant’anni da quella affermazione l’assenza di autorialità sembra essere una griffe di successo. Le tensioni tra l’anomia della materia, la norma che istituisce autorialità e l’economia che rende possibile l’opera disegnano prospettive discordanti. L’artista fa dell’autodistruzione della propria opera la vera opera e ci si appella alla demolizione di architetture, d’autore o meno, per riprogettare, o meglio per riaffermare il territorio. L’intelligenza artificiale consolida le proprie logiche e la propria progettualità smarcandosi progressivamente dall’ingegno umano. Lo spazio della critica è sempre più evanescente, vi è però un’accezione di critica che, più che “firma” individuale, è esplorazione e esplicitazione di come il progetto fa teoria.
Il binomio materia-autore intende marcare queste tensioni e contraddizioni: in questa locuzione la parola autore interroga il permanere di quella prestigiosa soggettività proprio nel momento in cui le retoriche della “materia come autore” promettono altre forme di autorialità.

EN. The etymology of the word author refers to an act of creation, an act of augmentation, from the Latin verb augere. Author instantiates creation, the expansion of the pre-existing. In 1967 Roland Barthes declared the death of the author in his famous essay to state once more that the crisis is that of the author as a single subjectivity and as a term that condenses prestige, undermined by the de-subjectivation strategies of automatism, fortuity and fragmentation of the historical avant-gardes, as well as by the machinic act and by the reproducibility of the second avant-gardes.
Fifty years after Barthes’ paradigmatic formula, this lack of authorship appears to be a successful brand. The tensions between the anomie of matter, the law that establishes authorship and the economy that makes the work possible, invoke discordant perspectives. Artists make the self-destruction of their work the real work, and appeal is made for the demolition of architectures, whether by a recognised author or not, in order to re-design, or better still, re-claim the territory. Artificial intelligence consolidates its logics and its design by progressively shedding human ingenuity. The space of criticism becomes, finally, increasingly ephemeral. However, there is an acceptation of criticism that is, rather than an individual ‘signature’, an exploration and explanation of how design makes theory.
The binomial author-matter seeks to mark these tensions and contradictions: the featured term author is maintained to underline the persistence of that prestigious subjectivity, at the very moment when the rhetoric of “matter as an author” promises other forms of authorship.

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