Riviste / L'ospite ingrato / «Per voci interposte». Fortini e la traduzione / «E dalla copia sarà ricostruito l’originale»: Fortini e i traduttori

L’articolo prende in esame gli interventi – editi e inediti – che Fortini ha dedicato alle traduzioni di testi stranieri in italiano (sebbene esistano pure casi inversi). Questi scritti, che vanno dal 1940 al ’94, affrontano autori e opere di grande rilievo: dal Rilke di Pintor al Puškin di Giudici, dalla comparazione tra le varie versioni del Faust a Montale e Sereni. Partendo dal trapasso tra classicismo e Romanticismo, Fortini propone un disegno storiografico di lungo periodo, fondato sulla divaricazione tra traduzione parafrastica ed esperimento d’autore. Come suggerito da un confronto tra Avanguardie e secondo dopoguerra da un lato, Ronda, Ermetismo e anni Settanta-Novanta dall’altro, ai periodi conservatori-reazionari corrisponderebbero le trasposizioni artisticamente più alte, mentre nei decenni di maggior dinamismo politico-sociale prevarrebbero le versioni di servizio. In ogni caso, la traduzione si configura come un’operazione intrinsecamente ambivalente, che da una parte conferma le istituzioni, assimilando il diverso, dall’altra crea Verfremdung (Brecht) e décentrement (Meschonnic), immettendo un elemento nuovo nel proprio campo letterario. Questo processo implica anche un complesso rapporto col passato, osservato con senso della tradizione e “pathos della distanza”, oppure con sguardo postmoderno. Lo stesso metodo critico di Fortini, allora, è duplice, potendosi concentrare tanto sull’immaginario e le soluzioni metrico-stilistiche di un singolo poeta-traduttore, quanto sulla ricezione di un grande classico, interpretata come cartina al tornasole di mutamenti storico-culturali ben più ampi.

This article discusses the critical essays that Fortini dedicated from 1940 to 1994 to translations of foreign texts into Italian. This corpus deals with authors and works of great importance—from the comparative analysis of the various versions of Goethe’s Faust to Montale and Sereni, from Pintor’s Rilke to Giudici’s Puškin. Starting with Classicism and Romanticism, Fortini offers a historical interpretation of the differences between word-for-word translation and creative reappropriation. According to him, artistic translations correspond to conservative time periods (e.g., Ronda and Ermetism), while literal translations are predominant during historical upheavals (e.g., Avant-gardes and the decades following WW2). In both cases, translation is inherently ambivalent, given that it confirms the status quo, assimilating the other, at the same time as it engenders Verfremdung (Brecht) and décentrement (Meschonnic), introducing a new element in the literary field. This process also entails a complex relationship with the past, seen either through the lens of the critical tradition and the “pathos of distance,” or with a postmodern gaze. Fortini thus focuses in his analyses both on individual poet-translators, paying attention to their style, and on the reception of great classics, understood within larger historical and political contexts.