Una gallina al giorno

La gallina di oggi

16.

Una gallina sventata che si era allontanata dal pollaio si trovò a tu per tu con un fagiano. Se ne innamorò pazzamente, ma fu un amore infelice perché il fagiano era miope e aveva scambiato la gallina per un coniglio. Sarebbe stato un amore infelice anche se il fagiano si fosse accorto che era una gallina.



Le galline precedenti

1.

Quando vennero a sapere che la terra è rotonda come una palla e gira velocissima nello spazio, le galline incominciarono a preoccuparsi e furono prese da forti capogiri. Andavano per i prati barcollando come se fossero ubriache e si tenevano in piedi reggendosi l’una all’altra. La più furba propose di andare a cercare un posto più tranquillo e possibilmente quadrato.

7.

Una gallina cercava di insegnare il teorema di Pitagora alle sue compagne, ma incontrava gravi difficoltà. Un giorno finalmente si mise al centro del pollaio e lo spiegò con parole nuove: «La gallina disegnata sulla ipotenusa di un triangolo rettangolo equivale alla somma delle galline disegnate sui due cateti». Da quel giorno il teorema di Pitagora entrò a far parte del patrimonio culturale del pollaio.

17.

Una gallina incendiaria andava in giro con un fiammifero nel becco. «Potrei bruciare tutto», diceva, «e invece non brucio niente perché sono una gallina civile». Messa alle strette dalle altre galline confessò che non incendiava niente perché non era capace di accendere il fiammifero.

5.

Una domenica mattina le galline uscirono dal pollaio in cerca di semi e vermetti. Una di loro andò fino alla conigliera e domandò a un coniglio se era domenica anche da loro. Il coniglio disse di sì e la gallina andò a comunicare la notizia alle compagne. Il gallo fece una espressione pensosa e disse: «Strano».

9.

Una gallina un po’ incerta andava in giro per l’aia brontolando: «Chi sono io? Chi sono io?». Le compagne si preoccuparono perché pensavano che fosse diventata matta, finché un giorno una le rispose: «Una cogliona». La gallina un po’ incerta da quel giorno smise di vaneggiare.

26.

Una gallina analfabeta desiderava molto imparare a fare la sua firma. Quando finalmente trovò una gallina che sapeva leggere e scrivere disposta a insegnarle, si batté una zampa sulla fronte ed esclamò: «Non so come mi chiamo!».

31.

Da quando l’uomo si era messo a mangiare la crusca perché aveva scoperto che faceva bene alla salute, le galline del pollaio aspettavano che l’uomo portasse a loro il panettone e le brioches.

29.

Una gallina ignorante aveva sentito parlare del latino e credeva che fosse una cosa da mangiare, un nuovo mangime. Ne parlò con le compagne che manifestarono un certo scetticismo. Una gallina che si credeva più furba delle altre disse: «Cretine, il latino non è un mangime, ma una bestia da cortile» e poi aggiunse con aria molto saputa: «Assomiglia al porco ma è ancora più cattivo».

32.

«Per diventare filosofa», diceva una vecchia gallina che credeva di essere molto saggia, «non importa pensare a qualcosa, basta pensare anche a niente». Lei si metteva in un angolo del pollaio e pensava a niente, ma con molto impegno. Così, e non in altri modi, diceva di essere diventata una gallina filosofa.

30.

Un gallo con le idee molto confuse sperava che un giorno o l’altro sarebbe riuscito a fare le uova. Si metteva in un angolo del pollaio e restava lì delle ore ma, nonostante gli sforzi, non riuscì mai a fare nemmeno un uovo. Non riusciva a capire perché mai le galline, che secondo lui erano le bestie più stupide del mondo, riuscivano a fare le uova e lui no.

38.

Una gallina megalomane aveva deciso di scrivere un trattato. «Su che cosa?», domandarono le compagne. «Su tutto», rispose la gallina megalomane. Le compagne si mostrarono molto scettiche e le fecero notare che tutto era un po’ troppo. La gallina megalomane corresse il suo progetto e disse che avrebbe scritto un trattato su quasi tutto.

49.

Una gallina come tutte le altre si avventurò sulla strada comunale in cerca di cibo. Trovò invece una moneta e, non avendo nessuna pratica del denaro, pensò che se l’avesse ingoiata sarebbe diventata ricca. Nonostante gli sforzi non riuscì a farla passare dalla gola e così dovette rassegnarsi a rimanere povera.

112.

Una gallina calabrese decise di diventare mafiosa. Andò da un ministro mafioso per avere una raccomandazione, ma questo le disse che la mafia non esiste. Andò da un giudice mafioso, ma anche questo le disse che la mafia non esiste. Andò infine da un sindaco mafioso e anche questo disse che la mafia non esiste. La gallina ritornò nel pollaio e alle compagne che le facevano delle domande rispose che la mafia non esiste. Tutte le galline pensarono così che era diventata mafiosa ed ebbero timore di lei.

57.

Una gallina romana passò sotto l’arco di Costantino, ma non provò nessuna emozione particolare. Ci passò una seconda volta e rimase ancora delusa. Si domandò perché mai Costantino avesse fatto costruire quell’arco per poi passarci sotto.

53.

Le oche si vantavano con le galline perché le loro antenate avevano salvato Roma dando l’allarme dal Campidoglio quando i galli avevano tentato di entrare dalle mura. Una gallina disse che se al posto delle oche ci fossero state le galline forse li avrebbero fatti entrare e così Roma, conquistata dai galli, sarebbe diventata il più grande pollaio del mondo.

69.

Una gallina letterata annunciò trionfante che aveva scoperto in una storia della letteratura uno scrittore che si chiamava Giacinto Gallina. Il gallo intervenne per dire che non si montassero la testa per così poco.

67.

Una gallina che aveva il pallino della psicanalisi si andò a mettere su un trespolo al centro del pollaio e disse ben forte perché tutte le compagne la sentissero: «La maternità è la sublimazione dell’uovo». Le galline uscirono tutte dal pollaio in silenzio e andarono nell’aia a meditare su quello che aveva detto la loro compagna. Finalmente una gallina ritornò nel pollaio e disse alla compagna che aveva il pallino della psicanalisi: «L’uovo è la sublimazione della maternità».

42.

Una gallina decadente una sera tardò a rientrare nel pollaio per assistere al tramonto, poi lo raccontò alle sue compagne. Fu in quella occasione che la gallina decadente pronunciò una frase che divenne celebre: «Bello il tramonto!».

108.

Una gallina di Vibo Valentia voleva studiare la filosofia di Wittgenstein, ma ogni volta le veniva un gran mal di testa. Provò con Whitehead, ma anche con lui le veniva il mal di testa. Provò ancora con Weisse con Wolff con Wahl con Wundt, ma andò anche peggio. Un giorno aprì per caso un libro di Wodehouse e lesse molte pagine senza il minimo dolore. Da quel giorno decise che il suo filosofo preferito era Wodehouse.

91.

Tutte le galline del pollaio si radunarono per discutere il problema dell’anima. Alla fine si fece una votazione dalla quale risultò che tutte le galline avevano l’anima, qualunque fosse il colore delle penne. Quando lo seppero, anche le oche si radunarono per discutere lo stesso problema. Sulle galline avevano il vantaggio che le loro penne erano bianche.